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	<title>La tutela dei beni comuni</title>
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		<title>Lo smaltimento dei toner nocivi</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2012 12:09:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Acqua</dc:creator>
				<category><![CDATA[Smaltimento rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[Ecobox]]></category>
		<category><![CDATA[Toner]]></category>
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		<description><![CDATA[Accade spesso che, quando una cartuccia si esaurisce, essa venga sostituita con una nuova e poi gettata nel cestino della spazzatura. Purtroppo non vi è nulla di più sbagliato: le cartucce esauste sono infatti rifiuti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.sinovara.it/wp-content/uploads/2012/03/toner-300x200.jpg" alt="Come smaltire i toner" title="Lo smaltimento dei toner nocivi" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-29" /><strong>Accade spesso che, quando una cartuccia si esaurisce, essa venga sostituita con una nuova e poi gettata nel cestino della spazzatura. Purtroppo non vi è nulla di più sbagliato: le cartucce esauste sono infatti rifiuti potenzialmente molto pericolosi per l’ambiente, e il loro smaltimento deve avvenire in modo corretto seguendo particolari procedure.</strong></p>
<h2>I toner, rifiuti speciali molto pericolosi </h2>
<p>Le cartucce esaurite non possono, e non devono, essere considerate come tutti gli altri comuni rifiuti non riciclabili che vengono gettati nella spazzatura. Dal punto di vista della legge italiana, il D. Lgs. 152/06 relativo alle norme in materia ambientale stabilisce che <a href="http://www.toner24.it/">toner</a>, cartucce per stampanti laser e a getto d’inchiostro e nastri per stampanti a impatto esausti sono “rifiuti speciali”. Ciò significa che si tratta di rifiuti molto pericolosi per l’ambiente, che devono essere smaltiti in modo obbligatorio solo da professionisti autorizzati. Per lo smaltimento dei toner e degli altri consumabili di stampa esausti la legge implica il rispetto di rigide procedure, che prevedono tra l’altro il caricamento del rifiuto sul registro di carico/scarico, il trasporto autorizzato e la compilazione obbligatoria del MUD, ovvero il Modello Unico di Dichiarazione ambientale. </p>
<h2>Come avviene il trattamento dei toner esausti</h2>
<p>La raccolta delle cartucce e degli altri consumabili esauriti è organizzata da appositi servizi ambientali che si avvalgono di contenitori detti Ecobox, riconoscibili per il loro colore verde. Tutti i toner esauriti devono essere conferiti in questi Ecobox, avendo l’accortezza di avvolgerli con cura in un sacchetto di plastica. Le cartucce esauste possono essere destinate a due vie di trattamento: la prima comporta il loro riutilizzo attraverso un refill di inchiostro; queste cartucce dette “rigenerate” vengono poi reimmesse in commercio. Nel caso le cartucce ritirate non fossero più utilizzabili, al fine di ridurne l’impatto ambientale e di riciclare i materiali di cui sono fatte si procede al loro disassemblaggio. I toner esausti vengono perciò separati nelle loro componenti, ovvero alluminio, plastica e ferro, che rappresentano l’80% circa del totale. Ciascuno di questi materiali viene destinato al riciclo oppure avviato a diverse fasi di lavorazione che permettono di ottenere la cosiddetta materia prima seconda. </p>
<p>Foto: luchschen@web.de</p>
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		<title>Il sistema di smaltimento dei rifiuti</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 20:40:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Acqua</dc:creator>
				<category><![CDATA[Smaltimento rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Riciclaggio rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Saviano]]></category>

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		<description><![CDATA[Per rifiuti s’intende la spazzatura urbana e i rifiuti industriali che, per circa il 90%, sono destinati ad andare nelle discariche. Il resto dei rifiuti è bruciato dagli inceneritori e una parte ancor più piccola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.sinovara.it/wp-content/uploads/2012/02/Rifiuti-300x195.jpg" alt="Tutela dell&#039;ambiente" title="Il sistema di smaltimento dei rifiuti" width="300" height="195" class="alignleft size-medium wp-image-24" /><strong>Per rifiuti s’intende la spazzatura urbana e i rifiuti industriali che, per circa il 90%, sono destinati ad andare nelle discariche. Il resto dei rifiuti è bruciato dagli inceneritori e una parte ancor più piccola entra negli impianti di compostaggio oppure in quelli di riciclaggio che l’Italia utilizza solo per il 7% dei rifiuti. Dunque si tratta di scegliere quale tecnologia adoperare per lo smaltimento dei rifiuti. A oggi tali scelte avvengono in base ai costi di gestione e installazione degli impianti. Solo da poco i municipi italiani hanno implementato obbligatoriamente la raccolta differenziata.</strong></p>
<h2>Lo smaltimento dei rifiuti in Italia</h2>
<p>Il libro di Roberto Saviano, Gomorra, ha fatto il giro del mondo, così come le immagini dei rifiuti che coprivano il territorio napoletano. Tali sono stati i risultati delle infiltrazioni mafiose e della malgestione dello smaltimento dei rifiuti in Italia, dato che i rifiuti di origine industriale, tossici, provenienti da gran parte del territorio nazionale, sono stati causa del peggior inquinamento del territorio campano. Ma in Italia ci sono anche città che hanno reso il rifiuto una risorsa, offrendo modelli edificanti di gestione dei rifiuti, come il comune di Capannori. Invece, la raccolta differenziata, obbligatoria a livello nazionale, consiste nella selezione dei rifiuti da parte dei cittadini con conseguente smaltimento differenziato dei rifiuti. Infatti, a seconda del genere di rifiuto, è possibile che esso possa essere riciclato, o possa finire nel compostaggio, o solo infine, se non può essere trasformato, potrà finire in discarica.</p>
<h2>Le differenze tra i sistemi di smaltimento dei rifiuti</h2>
<p>Tra le varie modalità di smaltimento dei rifiuti, quella del compostaggio sembra rappresentare il futuro di ciò che può essere una gestione sostenibile, sana e remunerativa dei rifiuti. Infatti il compostaggio consiste nella trasformazione in humus o fertilizzante naturale dell’insieme dei rifiuti organici, ovvero dell’umido generato da scarti alimentari, frutta, posa del caffè e altro, verdure compresi gli scarti del giardino. Insomma la maggior parte dei rifiuti generati a livello casalingo. Il processo più importante del compostaggio consiste nella fase di fermentazione di tali rifiuti che seguendo i tempi biologici della natura (dai 4 ai 6 mesi) giunge a diventare compost, ovvero fertilizzante naturale per  i campi. L’impianto di compostaggio non fa altro che accelerare tali tempi naturali. E sono molte le città, soprattutto nell’America del Sud che adottano tale sistema che genera anche profitti per le amministrazioni pubbliche, dato che il compost così prodotto viene venduto sul mercato. Tali amministrazioni preferiscono il compostaggio agli inceneritori che sono costosissimi ed emettono sostanze tossiche senza produrre ritorni economici per i cittadini. Mentre il riciclaggio si occupa di quasi tutte le sostanze dal metallo alla plastica, dal vetro alla carta che trasforma in nuove sostanze riutilizzabili. Con tale sistema di smaltimento dei rifiuti non s’inquina l’aria e l’acqua, si risparmia energia e sostiene la conservazione del pianeta. Il riciclaggio ha un passaggio fondamentale all’inizio del processo, ovvero la raccolta differenziata a monte della quale sono necessarie anche politiche d’incentivazione al riciclaggio. Tant’è che molte città hanno adottato sistemi di premiazione per i cittadini più “ecologici”. </p>
<p>Foto: Renate W. &#8211; Fotolia</p>
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		<title>La plastica verde</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 20:35:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Acqua</dc:creator>
				<category><![CDATA[Greentech]]></category>
		<category><![CDATA[Plastica verde]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche ambientali]]></category>
		<category><![CDATA[Università di Milano]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi l’avrebbe mai pensato che i batteri possono aiutare la terra a liberarsi dalla montagna dei rifiuti? Sono conosciuti per la loro capacità di trasmettere infezioni agli uomini, ma sono gli stessi che si trovano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.sinovara.it/wp-content/uploads/2012/02/Universita-300x200.jpg" alt="Ricerche universitarie" title="La plastica verde" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-21" /><strong>Chi l’avrebbe mai pensato che i batteri possono aiutare la terra a liberarsi dalla montagna dei rifiuti? Sono conosciuti per la loro capacità di trasmettere infezioni agli uomini, ma sono gli stessi che si trovano negli jogurt per aumentare le difese immunitarie. I batteri sono microscopici ed esistono in miliardi moltissimi e attualmente sono oggetto di studio dei ricercatori dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Attraverso essi è possibile creare la plastica verde.</strong></p>
<h2>La creazione della plastica verde</h2>
<p>Presso il laboratorio dell’università milanese è emersa un’invenzione che potrà contribuire a cambiare le sorti di questa terra. Infatti si è scoperto che il lavoro di miliardi e miliardi di tanti piccoli batteri riesce a far fermentare il latte. Da tale processo si producono delle molecole conosciute comunemente sotto il nome di acido lattico. S’immagini ogni molecola di acido lattico con due braccia ognuna delle quali si lega al braccio dell’altra molecola, in tal modo nasce un forte e lunghissimo abbraccio. A questo punto la sostanza compatta e forte che si crea, se trattata nel modo giusto, può assumere le fattezze e la plasticità, della plastica, appunto. Da qui nasce il nome di plastica verde o plastica buona se si preferisce. La plastica “cattiva”, invece, è derivata da molecole di petrolio che, a differenza delle molecole di acido lattico, si uniscono in maniera così forte e resistente tra loro, che oggi ne vediamo le conseguenze: sono necessari 1000 anni per smaltire una busta di plastica. Per smaltire la plastica è necessario spezzare il legame che si crea tra queste molecole.  Il vantaggio della plastica verde consiste proprio nella sua origine di tipo vegetale. Infatti, i batteri utilizzati di origine vegetale, sono resistenti ma allo stesso tempo facili da smaltire, con specifici micro-organismi decompositori facilmente trovabili in natura.</p>
<h2>La diffusione della plastica verde</h2>
<p>La scoperta degli scienziati dell’università Bicocca, si è spinta oltre. Produrre plastica verde su scala industriale. Per far ciò, hanno proseguito le loro ricerche, scoprendo che i lieviti sono finanche migliori dei batteri di origine vegetale. Così i ricercatori hanno ammaestrato i batteri affinché si traducessero in lievito capace di produrre acido lattico. Anziché far produrre etanolo, ovvero il lievito per il pane, la birra e il vino, gli scienziati hanno fatto produrre lievito per la plastica verde. In tal modo sarà possibile ottenere più plastica verde che potrà essere venduta a un costo più basso sul mercato, essendo producibile in quantità più grandi. La difficoltà dei prodotti “verdi” biodegradabili è il costo elevato rispetto ai prodotti di plastica tradizionale, si pensi ai bicchieri, alle posate e ai piatti di plastica. In altri paesi, invece, come il Giappone, tali ricerche sono finanziate da aziende private, in tal caso aziende automobilistiche. Bisogna specificare che il gran vantaggio di tale genere di plastica è la sua biodegradabilità, ovvero la possibilità di smaltirla in tempi brevi, poco onerosi e per nulla inquinanti. Un sacchetto di plastica verde, infatti, potrà essere smaltito con l’acqua e l’anidride carbonica che facilmente sono presenti nella maggior parte del suolo. </p>
<p>Foto: chiakto &#8211; Fotolia</p>
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